Una giornata memorabile quella di ieri, sabato 6 maggio, a Valdobbiadene. Un ricordo indelebile che rimarrà nella storia della città del Prosecco Superiore e della sua gente, possibile grazie alla tenace determinazione e alla stretta collaborazione tra l’associazione nazionale alpini di Valdobbiadene, guidata da un emozionatissimo Valentino Baron, l’amministrazione Fregonese e un numero imprecisato di volontari.

La mattinata di ieri, infatti, ha visto il ritorno del 7° Reggimento alpini, operativo nella storica caserma “Salsa D’Angelo” di Belluno dal 2005, in una delle terre che è sempre stata uno dei principali “bacini” di reclutamento sia dei soldati richiamati alle armi durante le due guerre mondiali, sia dei diciottenni pronti a donare dai dodici ai sedici mesi della propria gioventù per svolgere l’ormai desueta Naja.

L’abbraccio fraterno tra il colonnello Antonio Arivella, comandante del Reggimento dal settembre 2016, e il rientrante presidente sezionale Valentino Baron è stato il momento più toccante di una festosa mattinata dedicata al conferimento della cittadinanza onoraria al 7° Alpini e all’inaugurazione della nuova piazza realizzata in tempo di record all’ingresso dell’ex ospedale “Guglielmo Guicciardini”. Un abbraccio che ha racchiuso in sé stesso il commosso ringraziamento del 7° Reggimento alpini, oggi composto soltanto da professionisti volontari (giunti con un picchetto armato a Valdobbiadene), e la testimonianza tangibile dei valori che l’associazione nazionale alpini diffonde ogni giorno con un ineguagliabile spirito di solidarietà, con semplicità ed entusiasmo.

La nuova piazzetta di via Roma, infatti, è la sintesi di questo legame tra gli alpini di oggi e quelli di ieri: appositamente realizzata a forma di cappello alpino, ha al suo centro un monumento in “sas biancon” che rappresenta il simbolo del 7° e il suo famoso motto “Ad excelsa tendo” (Miro all’eccellenza, sempre più in alto). Ad impreziosire la semplicità della piazza, una fontana a sette getti rappresentativa delle sette frazioni di Valdobbiadene, che sarà illuminata da luci a led multicolore che riprodurranno la bandiera italiana durante le ore serali.

Davvero numerose le autorità presenti; ognuna delle quali ha reso omaggio a quest’importante iniziativa del Comune di Valdobbiadene e dell’Ana sezionale. Il primo a prendere la parola è stato il sindaco Luciano Fregonese, il quale, dopo aver ringraziato tutti coloro che hanno ideato e portato a termine questo progetto in tempo di record, ha affermato: “Questa piazza, dedicata al 7° Reggimento alpini di Belluno e a tutti gli alpini del nostro paese, diventerà il punto di riferimento più importante di Valdobbiadene dopo Piazza Marconi, vista la sua vicinanza al centro del paese e il ruolo importantissimo che riveste la cittadella socio-sanitaria nel nostro territorio, con i poliambulatori, l’Urt (unità riabilitativa territoriale) e gli istituti di soggiorno per anziani San Gregorio”.

Per onor di cronaca, la cittadinanza onoraria è stata consegnata al 7° Reggimento alpini dal consiglio comunale valdobbiadenese per le seguenti motivazioni: “il valore con il quale si è distinto in tutte le battaglie, la grande umanità dimostrata nelle missioni internazionali di pace, le azioni di solidarietà compiute negli interventi di soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali, testimoniando, in ogni circostanza, da oltre cent’anni, le elette virtù delle genti della valle del Piave”.

Il giovane colonnello Antonio Arivella, dopo la cerimonia di scoprimento del momento dedicato al Reggimento da lui guidato, ha dichiarato: “Quest’importante riconoscimento del Comune di Valdobbiadene e della locale sezione alpini avviene proprio in concomitanza del 130esimo anniversario dalla fondazione del 7°, avvenuta nel 1887 a Conegliano. Per me e per i miei ragazzi è un onore poter essere protagonisti di un evento così importante, un’iniziativa intrapresa con grande dedizione dall’amico Valentino Baron a perenne riconoscenza dei tanti uomini dei vostri paesi che, in pace e in guerra, dimostrarono grande attaccamento al nostro cappello, alla nostra divisa, alla nostra nazione. Il compito degli alpini di oggi, di pari passo con l’associazione nazionale alpini, è continuare a ricordare il passato, anche quello più doloroso, e farcene porta-voci a beneficio delle giovani generazioni, con lo stesso entusiasmo di chi ci ha preceduto e che, per questi ideali, cent’anni fa, ha dato la vita proprio in questo territorio. La memoria del nostro passato è e sarà sempre la nostra forza”.

Della stessa opinione Sebastiano Favero, presidente nazionale dell’Ana, il quale ha espresso le seguenti parole: “Oggi è un giorno memorabile per Valdobbiadene. Da oggi questa città e, soprattutto, i suoi giovani avranno un punto di riferimento vivente (il 7° Reggimento alpini) e un simbolo per ricordare il nostro passato, da cui costruire un futuro di pace e serenità. Un monumento e una piazza dedicati ad uno dei più decorati reparti militari dell’Esercito italiano, un reggimento che ha sempre rappresentato tutte le genti venete. Per tutte queste ragioni, è un grande onore per l’associazione nazionale alpini che un picchetto armato del 7° venga a sfilare domenica prossima, 14 maggio, alla 90esima adunata nazionale di Treviso”.

A concludere gli interventi delle autorità, le riflessioni di Tommaso Razzolini, consigliere provinciale, e di Elena Donazzan, assessore regionale all’istruzione, alla formazione e al lavoro. Il primo ha affermato: “Gli alpini hanno sempre avuto un ruolo decisivo sia in pace sia in guerra, proprio per questo motivo rappresentano un importante insegnamento per tutti noi. A nome del presidente della provincia Stefano Marcon, ringrazio il comitato organizzatore dell’adunata e le quattro sezioni promotrici per aver addobbato splendidamente la nostra provincia, sia attraverso le bandierine tricolori che sventolano in ogni paese, sia per aver reso il nostro territorio un bellissimo giardino fiorito”.

Altrettanto coinvolgente il discorso della Donazzan, la quale ha dichiarato: “Le pietre parlano, i ricordi restano ma, se nessuno li ravviva, sono destinati a morire. Valdobbiadene, invece, ha dimostrato di aver ben chiari i concetti di memoria e d’identità nazionale. Non potrebbe essere altrimenti, poiché tutti noi siamo parte di una grande storia fatto da uomini semplici. Proprio in questo territorio, cent’anni fa, degli uomini umili seppero riscattare l’Italia. Se siamo orgogliosi di questa storia, è nostro compito rinnovarla ogni giorno e non dimenticare”.

A conclusione della giornata di ieri, nella palestra dell’Isiss “Giuseppe Verdi” di Valdobbiadene, subito dopo l’arrivo della staffetta alpina della “Marcia dei cent’anni”, si è tenuto lo spettacolo “Suoni, canti, immagini: il Piave racconta”. Organizzato dalla sezione Ana di Valdobbiadene, con il sostegno del Coa (comitato organizzatore adunata) e delle altre tre sezioni promotrici dell’Adunata del Piave, si è trattato di uno spettacolo teatrale-musicale, nel corso del quale è stata raccontata la lunga storia del fiume sacro alla patria attraverso un curioso dialogo tra la sua parte maschile e quella femminile (prima della Grande Guerra, il fiume era noto come “la Piave”). Protagonisti, insieme ad un pubblico di oltre 500 spettatori, più di un centinaio di persone: la banda cittadina “Sergio Dal Fabbro” di Valdobbiadene, i cori Ana Cesen, Voces Plavis e coro Valdobbiadene, le scuole elementari “San Venanzio Fortunato”, l’Isiss “Verdi” e, alla regia, Gianni De Bortoli e Maurizio Ruggiero.

(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
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